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''Così il coronavirus ha cambiato il nostro busines'': la AgriPeppe racconta i primi 3 mesi di pandemia



24 Aprile 2020 di Redazione
magazzino agripeppe
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    La pandemia ha stravolto la quotidianità lavorativa di tutti, in qualunque settore, persino nella filiera ortofrutticola che ha continuato a trottare anche quando l'Italia si è fermata.

    Più richiesta di pochi prodotti, equilibri dell'import/export completamente stravolti e mutazioni sia in termini di quantità che di tipologia sono stati i perni di variazione.

    A raccontare come il coronavirus ha cambiato la vita dei grossisti ortofrutticoli è il presidente dell'AgriPeppe, azienda con sede a Fondi (Lt), ubicata alle porte di uno dei mercati più importanti d'Europa, il Mof.

    Com'è cambiato il mercato interno

    operai al lavoro alla agripeppe
    Operai al lavoro alla AgriPeppe ai tempi dell'emergenza: mascherine, guanti, dispositivi di protezione e un superlavoro per rispondere alla crescente richiesta della gdo di zuccine, patate, mele e arance

    "Sul fatto che la pandemia abbia, anche solo temporaneamente, trasformato il settore non ci sono dubbi – spiega Luca Peppe – è cambiata la concentrazione del lavoro che si è fossilizzata su poche referenze e su molti beni primari. Pensiamo, per esempio, alle zucchine ma anche a patate, cetrioli, arance e mele".

    La spesa degli italiani ai tempi del coronavirus è cambiata, come sottolineato a più riprese anche da Coldiretti, e di conseguenza le mutazioni hanno avuto un riverbero sull'intero settore.

    "D'altra parte – prosegue Peppe – i volumi di questi beni primari sono notevolmente aumentati. Le persone sono state e sono tuttora obbligate a fare la spesa al supermercato, che è il nostro core business, di conseguenza il lavoro è aumentato. C'è stata una vera e propria esplosione della gdo".

    La chiusura di ristoranti, pub e locali in genere ha sicuramente livellato la tipologia di prodotti richiesti con una diminuzione di quelli di nicchia.

    Un trend che, però, potrebbe rientrare già con la fase 2 quando molte attività, anche se gradualmente, torneranno in attività.

    Com'è cambiato l'import-export

    Se il mercato interno è cambiato, l'import-export è stato stravolto.

    "All'inizio l'export ha subito un forte arresto ma a causa di una cattiva informazione – prosegue il presidente della AgriPeppe – si era sparsa la notizia che il Made in Italy fosse pericoloso e che il virus potesse essere veicolato tramite l'ortofrutta. Falsità subito smentite anche dalle fonti ufficiali ma, nel frattempo, il settore delle esportazioni ne ha comunque risentito.

    Poi quando l'epidemia si è trasformata in una pandemia i timori per i prodotti italiani sono rientrati. Un altro problema – prosegue - ha riguardato i trasporti. I tempi si sono rallentati per via dei controlli alle frontiere e, più in generale, su strada. Dopo una fase iniziale però anche questa problematica è rientrata. Volendo fare un paragone con il 2019 i volumi sono senz'altro aumentati anche se in maniera diversa e in settori inaspettati".