Cambiano le abitudini dei giovani e i consumi di frutta e verdura schizzano

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Pubblicato il 08-05-2019 da Redazione
smoothie frutta fresca
Freschi, colorati e, soprattutto, genuini: tra le mode che hanno contribuito a incentivare il consuma di ortofrutta tra i giovani ci sono anche gli smoothie.

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    I consumi di frutta e verdura degli italiani sono aumentati di quasi un miliardo di chili nell’ultimo decennio facendo registrare nel 2018 il record del periodo per un quantitativo complessivo nel carrello di 8,7 miliardi di chili.

    È quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata in occasione dell’inaugurazione del Macfrut 2019 alla presenza del presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nell’ambito dell’incontro “Ortofrutta: innovazione, politiche e consumi” in programma presso la sala Neri 2 – Expo Center.

    Salutismo e prodotti bio: così sono cambiate le preferenze alimentari dei giovani

    La spinta al consumo è avvenuta per effetto soprattutto delle preferenze alimentari dei giovani che fanno sempre più attenzione al benessere a tavola con smoothies, frullati e centrifugati consumati al bar o anche a casa grazie alle nuove tecnologie.

    Se le mele a livello nazionale – precisa la Coldiretti – sono state il frutto più consumato, al secondo posto ci sono le arance, mentre tra gli ortaggi preferiti dagli italiani salgono sul podio nell’ordine le patate, i pomodori e le insalate/indivie. In crescita la spesa per gli ortaggi freschi pronti al consumo (la cosiddetta IV gamma) che chiudono il 2018 con una crescita a valore del +5% rispetto all’anno precedente con quasi 20 milioni di famiglie acquirenti, secondo Ismea. Tra le tendenze si registra il forte aumento degli acquisti diretti dal produttore dove nel corso del 2018 hanno fatto la spesa 6 italiani su dieci almeno una volta al mese secondo l’indagine Coldiretti/Ixe.

    L'importanza delle innovazioni: attenzione agli ingredienti ma anche al packaging

    A sostenere la domanda secondo Coldiretti è la spinta dell'innovazione, in scena a Macfrut, dal campo allo scaffale.

    Dai sensori in campo per ottimizzare il ciclo colturale delle produzioni al vassoio con airbag per non ammaccare la frutta pronta al consumo fino alle nuove combinazioni tra frutta e formaggi nel ready to eat.

    Ecco che cominciano ad assumere grande importanza aspetti come il packaging dell'ortofrutta o la comunicazione del prodotto. 

    Sicurezza e genuinità dell'ortofrutta (per gli italiani) sono al primo posto 

    La ricerca di sicurezza e genuinità nel piatto porta l’88% degli italiani a bocciare la frutta straniera e a ritenere importante scegliere nel carrello frutta e verdura Made in Italy secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, visto che l’Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale.

    Basti pensare che il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è stato pari al 4,7% rispetto alla media Ue dell’1,2% e ad appena lo 0,4% dell’Italia secondo le elaborazioni Coldiretti sulle analisi relative alla presenza di pesticidi rilevati sugli alimenti venduti in Europa effettuata dall’Efsa.

    In altre parole – precisa la Coldiretti – i prodotti extracomunitari sono 4 volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte di quelli Made in Italy per quanto riguarda la presenza di residui chimici oltre i limiti.

    Sotto accusa sono le importazioni incontrollate dall’estero favorite dagli accordi commerciali agevolati stipulati dall’Unione Europea come il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, tutte le varietà di fragole, cetrioli e zucchine o all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi.

    Accordi – continua la Coldiretti – fortemente contestati perché nei paesi di origine è spesso permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa, ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera.

    Ortofrutta per cui l'Italia è primo, secondo e terzo produttore in Ue

    ortofrutta italiana pomodoro simbolo italianità
    ortofrutta italiana pomodoro simbolo italianità

    L’Italia, da parte sua, è il primo produttore Ue di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea e italiana come:

    • pomodori
    • melanzane
    • carciofi
    • cicoria fresca
    • indivie
    • sedano
    • finocchi

     Ma non solo. Lo Stivale risulta anche il secondo produttore dell’Unione europea di lattughe, cavolfiori e broccoli, spinaci, zucchine, aglio, ceci, lenticchie e altri legumi freschi.

    Infine, l’Italia detiene il terzo posto in Europa per quanto riguarda asparagi, ravanelli, peperoni e peperoncini, fagioli freschi.

    E anche per quanto riguarda la frutta l’Italia – precisa la Coldiretti - primeggia in molte produzioni importanti dalle pere fresche alle ciliegie, dalle albicocche alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.

    È altresì seconda per la produzione di mele, tra cui spiccano le straordinarie mela annurca e mela rosa, pesche, nettarine, meloni, limoni, arance, clementine, fragole (coltivate in serra) e mandorle e al terzo posto per angurie, fichi, prugne e olive da tavola.

    Assortimento e biodiversità la forza dell'ortofrutta italiana

    Complessivamente la superficie italiana coltivata ad ortofrutta supera il milione di ettari e vale oltre il 25% della produzione lorda vendibile agricola italiana.

    I punti di forza dell’ortofrutta italiana sono l’assortimento e la biodiversità, con il record di 107 prodotti ortofrutticoli Dop/Igp riconosciuti dall’Ue, la sicurezza, la qualità, la stagionalità (leggi al proposito la nostra guida sulla frutta di stagione) che si esalta grazie allo sviluppo latitudinale e altitudinale dell’Italia, una caratteristica vincente per i prodotti ortofrutticoli del Belpaese.

    E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare però la necessità di “superare l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa e ad investire sulle Ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali.

    L'appello al Governo: più impegno per favorire le esportazioni

    Al livello nazionale – continua Prandini – serve un task-force che permetta di rimuovere con maggiore velocità le barriere non tariffarie che troppo spesso bloccano le nostre esportazioni ma anche trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permettano di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo”.

    Una urgenza in una situazione in cui l’Italia purtroppo non è riuscita ad agganciare la ripresa della domanda all’estero dove – conclude la Coldiretti – sconta un ritardo organizzativo, infrastrutturale e diplomatico che ha provocato nel 2018 un crollo nell’ortofrutta fresca esportata dell’11% in quantità e del 7% in valore, rispetto all’anno precedente.

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