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Gelate in Emilia Romagna: autentica tegola per il settore



20 Aprile 2020 di Redazione
Minguzzi-Giancarlo-fruit imprese
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    "Le ultime calamità che hanno colpito la Romagna il 23 e 24 marzo scorsi hanno messo ko la frutticoltura romagnola".

    A fare un bilancio della situazione è Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna e n.1 della omonima OP di Alfonsine (Ravenna) interviene sull’emergenza frutticoltura in regione.

    Si stima che, in totale, sia andato perso o il 90% del futuro raccolto di drupacee e che, con esso, sia stato stato compromesso un indotto economico importantissimo.

    "Credo e spero che il nuovo assessore regionale Alessio Mammi - prosegue Minguzzi - voglia agire in fretta rassicurando  immediatamente e in modo convincente il settore. Le restanti regioni e/o Paesi produttori di drupacee produrranno in quantità pressoché normali , per cui sarà proprio la nostra regione a essere particolarmente danneggiata”.
    Così ".

    Lo scorso anno la cimice, poi l'emergenza manodopera, infine le gelate

    "L’anno scorso - prosegue - è stata la cimice, per cui non abbiamo ancora visto alcun ristoro; quest’anno l’emergenza manodopera legata al Covid-19 e le gelate di fine marzo che hanno colpito il raccolto di pesche e nettarine, susine e albicocche con perdite percentuali tra il 60 e l’80 per cento: le imprese frutticole che producono qui in regione sono davvero all’anno zero. Le albicocche in alcune zone ad esempio sono quasi azzerate. Chiediamo che la zona colpita dalle gelate vada considerata area a tutti gli effetti depressa, con la concessione di tutte le agevolazioni fiscali conseguenti”, continua Minguzzi.
    Gli sgravi fiscali tuttavia – conclude Minguzzi - non bastano per aziende che faranno fatica a fare reddito quest’anno: “serve anche una iniezione straordinaria di liquidità in tempi brevi per tenere in vita le aziende e garantire l’occupazione in un settore strategico per l’agricoltura regionale”.